24 ottobre 2005

Trasloco



Fedele a quelle che sono le mie abitudini nella vita, non ho resistito ad un trasloco anche virtuale.
Dopo vari tentativi di rimettere a posto la mia vecchia casa, senza peraltro esserci riuscita, e a causa di un vecchio indirizzo che continuava a voler esistere, mio malgrado, ho optato per la comodità di riappropiarmene.
MI TROVERETE PERTANTO DA SUBITO SU
Non aspettatevi novità, almeno per oggi, il trasloco è stato faticoso e ora vado a nanna!
A presto!

19 ottobre 2005

Il bisogno di controllare



Hai, ci siamo! I segnali sono inequivocabili. Una pressione sulla testa, dolori che scendono lungo la colonna e si fanno molto più forti sulla zona lombare. Le gambe sono stanche e, doloranti. Sono sdraiata e, immediatamente, colgo l’occasione. Ascoltala, parti dalla testa e scendi. Cerca di capire cosa ti sta’ segnalando. Lo so’, ho un forte raffreddore con tosse percui, gli anticorpi si sono messi a lavorare e, colpendo, non riescono più a fermarsi. Però, che cosa sto’ vivendo, oltre al raffreddore? Ci sono, una situazione dove non sono io a poter scegliere. Che non posso controllare. Pensieri rabbiosi misti a pensieri di rassegnazione ma, pensieri costanti, ripetitivi! E, se gli anticorpi assomigliassero a questi pensieri? Se una situazione che sfugge al mio bisogno di controllare provocasse l’accensione sia di questo tipo di pensieri che degli anticorpi? Torno indietro nel tempo e mi rendo conto che gli ultimi attacchi li ho avuti in situazioni simili quindi, potrebbe anche darsi che abbia visto giusto. E allora, lascio andare. Semplicemente “abbasso” il mio bisogno di aver tutto sotto controllo e, questa mattina, pesta e dolorante, stanchissima ma, decisamente meglio e, soprattutto, più in chiaro. Grazie, Alleata!

18 ottobre 2005

Un nuovo sogno

Giovedì ero a Losanna per lavoro, nevicava molto e, dovendo ritornare a Ginevra in treno, sono dovuta correre alla stazione perchè i mezzi pubblici viaggiavano troppo lentamente.
Non ho avuto nessuna difficoltà, anzi, mi sono pure divertita a sprofondare nella neve, mi era piaciuto molto.
Lunedì mattina, l'appuntamento con il neurologo, che la settimana prima mi aveva fatto tutti gli esami per un problema di equilibrio. Lunedì sera, la diagnosi: Lei è affetta da sclerosi multipla.
Dal martedì mattina io sono riuscita a camminare solo appoggiandomi ai muri e, non stavo giocando, non ero realmente in grado di fare un passo dopo l'altro senza cadere, le gambe cedevano, non ne volevano sapere di sostenermi.
Avevo cambiato il sogno!
Ero passata da un sogno di persona sana, che aspirava ad avere una famiglia, dei figli, ad uno di ammalata, senza più desideri!
Tutto questo l'ho scoperto solo in seguito e lo racconterò ma, sottovoce affinchè la mia esperienza non diventi una speranza verso la guarigione che, comunque non c'è stata, non era importante, ma, eventualmente, uno spunto per considerere che un sogno fatto puramente di malattia e medicamenti può diventarne uno in cui la malattia diventa un'alleata, da usare per conoscere certe parti di noi .

15 ottobre 2005

Camminare ... sbagliando!


Mia figlia ha cominciato molto tardi a camminare, gattonava ma di camminare non se ne parlava. Quando ha cominciato marciava sicura, raramente cadeva. Ho riconosciuto me in lei, ha aspettato pazientemente di sentirsi sicura e poi ha cominciato. Non si è permessa di sbagliare, di cadere, per imparare. I figli sono la nostra continuazione e grazie all'osservazione che gli portiamo possiamo imparare molto di come funzioniamo. Quando ho visto e vedo costantemente che non fa' nulla fin che non si sente sicura non mi rallegro neanche un po' per lei. Vorrei che osasse, che sbagliasse! Osservando lei ho potuto capire che non potrà permettersi di sbagliare finchè io per prima non comincerò a permettermelo e, quindi ... rientrerò nelle scarpe di un bambino e comincerò ad imparare, un passo dopo l'altro, sbagliando e facendomi male, abbandonando le sicurezze per l'incognita. Insegnando a me, e quindi a lei, quanto più stimolante e ricca di esperienze può diventare una vita se vissuta senza certezze che, comunque, sono solo illusorie.

Gisella

Una mattina come le altre.
Mi alzo, vado a prendere la posta per il datore di lavoro e, sulla strada verso l’ufficio mi fermo a bere il caffè. Tutto esattamente come sempre.
Sfoglio il giornale e vedo la tua foto. Il primo pensiero, che bello, si è diplomata! Non so’ perché, la mente ha istintivamente rifiutato il collegamento. Era la tua foto ma quello era un annuncio mortuario. Avevi solo 22 anni, non era possibile. L’urlo dentro, una sofferenza immediata, atroce. Con te ero cresciuta. Le merende a casa tua, con la tua gemella, sempre insieme, noi tre, sempre. Ginevra, la prima avventura lontane da casa. Per una volta solo io e te. Mi avevi preceduta e mi hai scritto per dirmi com’era, che mi stavi aspettando. Due bambine che curavano delle bambine. Avevamo solo 17 e 18 anni e usavamo i passeggini con i bambini affidatici per rubare nei negozi. Eravamo brave, diventate. Io ti ho insegnato a rubare, tu mi hai messo in bocca la prima canna. Giocavamo, non eravamo vere scapestrate. Anche le prime sigarette le abbiamo fumate insieme. Partivamo dal centro verso la scuola di commercio e fumavamo le sigarette rubate in casa. Quante nausee eppure, imperterrite, continuavamo a voler crescere in fretta. Ci siamo innamorate dello stesso ragazzo e alla fine abbiamo deciso di condividercelo perché la nostra amicizia era più importante. Sempre te ho trovato il giorno in cui per la prima volta sono andata a votare. Te l’eri ricordato che per me sarebbe stata la prima volta ed eri venuta sotto casa per farlo insieme.
Sono venuta a salutarti, a vederti, un’ultima volta. Tua mamma aveva voluto vestirti con il suo vestito da sposa perché ti era sempre piaciuto ed eri bella, tanto bella come, eri sempre stata. Al funerale avevi scelto le canzoni di Baglioni. Avevi organizzato tutto nei minimi particolari. La tua partenza doveva essere perfetta. Sulle sue note ti ho visto entrare in mezzo alle fiamme. Mi è sembrato assurdo che noi assistessimo a questo eppure, ora mi dicono che la bara non viene bruciata in quel momento ma, io me lo ricordo, ti ho visto entrare tra le fiamme. La notte, quella notte, non riuscivo a dormire e ho sentito la tua voce, ho capito subito che eri tu ma insieme a te sentivo dei pianti di bambini, tanti, non capivo cosa centrassero. E’ stata tua sorella, quando siamo riuscite a parlare di te, mi ha spiegato che avevi abortito nove mesi prima del tuo suicidio. Ho pregato per tanti tanti anni per te e finalmente un giorno ti ho sognato, ballavi e mi hai detto che potevo smettere di preoccuparmi, che stavi bene ora.
Questa sera sono scesa a piedi da casa dei miei genitori e sono passata davanti a casa tua.
Ho rivisto te e ho rivisto me come allora, ragazzine. Ho pianto ancora, malgrado siano passati vent’anni e, mi sono resa conto che, forse, da quel giorno non ho più permesso a nessuno di avvicinarmi e non ho mai più permesso a me stessa di affezionarmi così tanto a qualcuno.

11 ottobre 2005

La crescita

Come e quando mi è stata diagnosticata la malattia l’ho già scritto, ora spiego come e quando ho cominciato ad usarla!
Dopo la diagnosi il periodo piu' buio della mia vita....perche' grazie alle radiografie che mi hanno indicato le placche nel cervello si e' capito che ero ammalata da almeno 15 anni senza che me ne fossi accorta....e quando la malattia si e' mossa la mia vita si e' sbriciolata davanti ai miei occhi nel giro di pochissimi mesi.
Dopo nemmeno quattro mesi dalla diagnosi sono rimasta incinta
A causa della paura del futuro ,date le mie condizioni, ho istintivamente rifiutato la mia piccolina.
Mi sono avvicinata a Ottopassi quando la mia bimba aveva 15 mesi.. perche' stavo male ( per evitare di suicidarmi, dovevo reagire ...volevo essere madre e volevo vivere accanto a mia figlia).
Un primo appuntamento con Edera per la diagnosi fisica ed emotiva.....Edera mi ha ispirato fiducia come solo chi l'ha conosciuta puo' capire e cosi' mi sono iscritta al primo seminario, l'Allineamento, dove , per la prima volta, mi sono trovata ad affrontare la rigidita' del mio corpo, dei miei pensieri e poter creare il collegamento tra questo e la malattia.
Prima della diagnosi, le mie insofferenze e le mie domande cercavano risposte nella droga , droga pesante, ma, dopo questo seminario ho capito quale fosse il cammino giusto per ritrovare me stessa, la mia salute, le mie risposte e mia figlia.
Il mio cammino e' cominciato li'.
Una settimana dopo il primo seminario mi sono iscritta al corso per diventare operatrice di Ottopassi e da quel giorno ho usato la malattia per conoscermi, per capire , attraverso i dolori e gli handicap, quali fossero i miei limiti (e non solo quelli fisici) .
Ho deciso in piena coscienza di interrompere le cura, sia con l'Interferone che con il Cortisone e posso dire che i miei sforzi sono stati premiati.
Ho creato un bellissimo rapporto con la mia bambina e, grazie alla malattia, non mi permetto mai di dimenticare che il cammino, per quanto in salita, vale la pena di essere percorso, perche' e' il mio ed e' scelto. Mi sono presa la responsabilita' delle mie azioni, ho imparato a scegliere cosa volevo davvero e a non essere vittima ma creatrice della mia esistenza.
Non sono l'unica ad aver intrapreso questo cammino e percio' chi come me e' portatore di handicap, si rende quotidianamente conto di quale grande Alleata sia la malattia, di come possa fornirci il metro di misura con cui valutare l'importanza delle nostre scelte e delle nostre esperienze....una diversa considerazione della malattia mi ha portato a vivere la vita, imparando ad ascoltare i segnali del corpo e come il non agire concretamente porti inevitabilmente ad un riflesso ed ad un disequilibrio fisico.
Oggi mi muovo tranquillamente, cammino tranquillamente, tengo in braccio mia figlia, ho stabilizzato la vista e sto migliorando moltissimo.
Il punto di vista Ottopassi
Le placche determinano un irrigidimento ed una "non risposta" fisica ai comandi cerebrali e noi abbiamo riscontrato come questo sia determinato dalle non azioni e dalle non scelte che si sono fatte nella vita.
La difficolta' a cambiare , a scegliere ad assumersi la responsabilita' delle proprie scelte indicano la strada al nostro essere ed al nostro corpo .
Il cervello registra l'ordine "non devi muoverti" e lo trasmette al corpo che diligentemente lo esegue.
Questo significa che chi soffre di sclerosi e' inevitabilmente una persona rigida, fissa nelle sue convinzioni e non disposta a cambiare cio' che dice di essere.

10 ottobre 2005

Ripetitività

Ripensando ed osservando il mio passato, ho avuto l'impressione di aver vissuto più vite in una.
Molti cambiamenti. A cominciare dallo stile dall'abbigliamento. Dai vari appartamenti e, addirittura, città. Dai vari lavori.
Ogni volta, una rivoluzione totale di ciò che ero, pensavo di essere, proiettata verso la novità. Eppure, ripensando ed osservando il mio passato, non ho potuto fare a meno di ricordare la ripetitività del mio agire.
Situazione nuova, adrenalina, sensazione di onnipotenza.
Poco tempo dopo, la delusione.
Tutto troppo simile a prima. Vuota tale quale e la colpa, sempre degli altri! Di chi non aveva saputo darmi ciò che cercavo.
Per forza, ho sempre cercato il cambiamento dell'esterno per placare un'ansia che mi stava urlando che non era quella la direzione. Ora so' qual'è la direzione. Non è proprio come pensavo, non passa dall'approvazione dell'esterno, non passa dai vari gadget che mi sono via via offerta. La direzione è dentro di me e solo rendendo sempre meno importante la ricerca verso l'esterno posso lasciare spazio a quella verso l'interno. Verso quella scintilla che già c'è e già sa' e, come un bambino a cui non ho permesso di crescere, voglio ricordarmi più e più volte che esiste e imparare ad ascoltarlo. Voglio ricordarmi chi sono e non, come ho sempre fatto, pensare a come gli altri vorrebbero che fossi per non deluderli, per ottenere la loro approvazione e placare così un'ansia che solo ascoltandomi, conoscendomi ed accettandomi, sto' finalmente cominciando a placare.

02 ottobre 2005

La paura di morire

La paura di morire non l'avevo mai veramente provata. In teoria, a parole, forse, ma, mai davvero come la scorsa settimana.
E' cominciata mercoledì, quando sono tornata di corsa dalla mia bambina per paura di non rivederla ed è continuata nei giorni seguenti. Mi ha accompagnato ma, quasi come un'amica. Momenti di tristezza misti ad altri di rassegnazione. Da una parte mi ha permesso di vivere molto di più il presente dall'altra mi ha spinto a risolvere le questioni "pratiche".
Non ci pensiamo mai veramente ma, in effetti, nessuno di noi sa' quando giunge la nostra ora.
Per questo motivo venerdì sera, in procinto di allontanarmi due giorni, ho deciso di cancellare il blog aperto sulla sclerosi. Un diario semplicemente personale può far parte di un mondo virtuale per anni a venire senza che nessuno ne senta la mancanza ma, un blog che può regalare speranza o aiuti, non ha il diritto di alimentare illusioni se non portato avanti. Mi scuso con chi, nel caso, ha cercato di accedervi durante questi due giorni, alcuni li ho avvisati prima di partire e altri, purtroppo, non sono riuscita a farlo. Esisterà quinti uno spazio sulla sclerosi ma non potrà fare riferimento ad una sola persona, non sarebbe giusto nei confronti di chi potrebbe continuare ad accedervi ed a cercarvi aiuti. Percui mi limiterò a crearlo, ad alimentarlo finchè mi sarà regalata questa possibilità ed a renderlo accessibile a tutti coloro che sentiranno il bisogno di partecipare o semplicemente di visitarlo.
Nel frattempo una grande domanda mi sono posta. Che cosa so' della morte? Quanto sono pronta? Quanto ho fatto per non restare prigioniera di un sogno fatto di ansie e timori che, potrebbe seguirmi? Ho dovuto sentirla molto vicina per arrivare finalmente a considerare che ci accompagna comunque sempre e che solo noi possiamo tentare di prepararci. Non la sento più così impellente. La mente ha già cominciato ad allontanarla ma, voglio ricordarmi delle catene da sciogliere finchè posso farlo.